Recensioni 13/Emidio Clementi – L’amante imperfetto

FRONTALE-AMANTE-IMPERFETTO

Leggi nel libro autobiografico della Avìlova di una serata a teatro passata assieme a Cechov, innamorati uno dell’altra. Un telegramma interrompe la loro intimità. È del marito della Avìlova. Chiede alla moglie di tornare a casa, il bimbo sta male. La Avìlova si congeda a malincuore dallo scrittore. Giunta a casa, il marito le confessa che il bambino non ha nulla, che la sua era solo una scusa. Se le ha mandato quel telegramma è perché è lui ad avere bisogno di lei.

Senza di te non so che fare, le dice.

La Avìlova non spiega se le parole del marito le abbiano suscitato fastidio o compassione. Dice solo: ora lo sapevo, senza alcun dubbio, decisamente chiaramente, amavo Cechov.

L’amante imperfetto sono due storie d’amore. Una nasce a Natale, per le vie di Bologna, dove un uomo – il nostro protagonista – e una donna incrociano le loro strade, di nuovo, e decidono di combinarle. L’altra nasce una volta che il sesso diventa realtà nella vita di un maschio. Nel nostro caso l’anno zero sono i tredici anni, il sesso è un pensiero fisso, la masturbazione diventa un luogo solitario da infiammare con le riviste porno prese in prestito dall’armadio di papà. Qui inizia la storia d’amore con l’amore. Entrambe hanno in comune la costituzione dell’identità.

Lucia è una donna bellissima che ambisce a un mondo fatto di cose al proprio posto, non importa se ordinario. È una moglie più giovane, con una carriera di fidanzati insipidi alle spalle, scelti apposta sbagliati, marchio specifico della sua identità emotiva.

«I fidanzati di Lucia hanno tutti lo stesso problema» la prendeva in giro Enzo, il compagno della madre. «Quando ti rivolgi a loro non sai mai se hai di fronte la faccia o la nuca».

Finché trova lui, che invece dalla mediocrità vuole scappare a gambe levate. Stanno insieme da quindici anni e hanno due bambine. Il primo giorno dell’anno salta fuori un tradimento e si crea un corto circuito. Il sistema va in tilt, a questo punto o si muore o si rinasce. Il nostro accusa il colpo perché di fatto è un uomo che ha trovato la propria identità combattendo contro infide insicurezze e la paura feroce che tornino a fargli visita lo turba profondamente: Lucia che bacia un altro lo fa sentire di nuovo una femminuccia e adesso il suo ruolo è quello che nessuno vorrebbe mai avere, quello dell’amante insicuro guastato dalla gelosia e che ha bisogno di continue conferme.

La storia d’amore con l’amore è invece educazione sentimentale: corpi di donne nelle riviste, massaggiatrici con gli A.A.A. sul giornale e nomi di finte società sui campanelli, foto pornografiche, bagni della discoteca, locali di scambisti, sedili posteriori. I primi assaggi di sofferenza quando la madre si mette il rossetto per uscire lasciando te, figlio, a casa senza di lei: insopportabile abbandono che insegna il potere del senso di colpa per ottenere quello che si vuole. Una crescita difficoltosa dentro un corpo dai tratti femminili che crea insicurezza e senso di inadeguatezza. Fino a scoprirsi uomo, quasi per caso, rimorchiato nel bagno di una discoteca. Un’educazione sentimentale che segue le orme di un padre che altro non ha offerto se non il marchio del debole per le donne e il suo preciso modo di comunicare il desiderio senza la volgarità, il suo essere a proprio agio in quelle situazioni più che in tutte le altre. Un’escalation di conferme: la virilità ricercata nella prostituta che stira o nel marito che guarda, perché è lui che si becca la debolezza e così ti conferma che non la porti tu. Poi la boccia impazzita di Lucia che tradisce. Non con uno più bello, più ricco, più virile. Con uno totalmente insipido. Non c’è competizione.

«Fosse stato Brad Pitt, o un altro affascinante divo del cinema, e con lui sua moglie ci avesse scopato, avesse goduto, se ne fosse innamorata, e poi fosse tornata da lei, forse lei l’avrebbe lasciata, ma di sicuro non sarebbe ridotto in questo stato».

Inizia la ricerca di salvataggio fatta di litigi e dialoghi tra incertezze e gelosie. Fino all’epilogo, lungo una narrazione che è un’idea perfetta: il protagonista che si narra e si/gli parla con un tu.
La distanza precisa per avere a che fare con se stessi, una via di mezzo tra una missione in prima persona e un estraniamento in terza, che ce lo rende al contempo non troppo vicino da identificarci completamente e non  troppo lontano da non conoscere la materia. Una scelta stilistica che stabilisce anche una discreta sincerità tra il personaggio e quello che gli succede, con un finale perfettamente coerente.

Ma come le manie e i tic di quegli adolescenti dai nervi infiammati, Lucia è per te solo un sintomo, la spia di qualcosa che ha radici lontane, che non comprendi e perciò ti fa paura; di questo te ne rendi conto anche tu.

Vogliamo la sicurezza che nulla cambi e al tempo stesso questo tipo di sicurezza è proprio quello che uccide le cose, perché diventa abitudine e l’abitudine annoia.Alla fine, la debolezza guardata in faccia non è altro che un’occasione di forza.

Emidio Clementi, L’amante imperfetto, Fandango, 2017. https://www.fandangoeditore.it/shop/autori/lamante-imperfetto/

 

Licia Ambu©

Licia Ambu ha collaborato con alcuni blog tra cui Nazione Indiana, Griselda, Abbiamo le prove, Malacopia e Finzioni. Si occupa di redazione e sceneggiatura.

 

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