Recensioni/10: Elena Mearini – E’ stato breve il nostro lungo viaggio

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I sopravvissuti sono pericolosi perché sanno di poter sopravvivere.

Cesare Forti è una confezione perfetta, un guru dell’industria, un padre modello e un marito patinato, la quinta essenza del miraggio. La moglie sembra quasi arrivata tramite una confezione per corrispondenza, scelta con cura, si occupa delle cose giuste, non invade il territorio, resta nei ranghi. La figlia una creazione a cui corrispondere il giusto e dovuto. Entrambe completano quel tipo di famiglia adatto ai ritratti delle cornici per foto in vendita nei negozi.

È una vita fatta di ordini che rispettano in molti, la mia. Non mi affanno più del necessario, Rendo felici moglie e figlia. Gli affetti procedono appagati, le aziende avanzano dettando leggi di un mercato che ubbidisce. Chi dice il contrario, chi crede nel mistero dell’imprevisto, coltiva un’illusione.

Ma Forti è talmente perfetto che sa la sua perfezione, e a pagina due è già consapevole di quanto questo genere di impeccabile equilibrio sia semplicemente l’istante che precede il crollo. Lui stesso è come la vetrina di un negozio che sa bene la merce esposta e anche di tutto quello che si nasconde dietro. Un uomo che sa aggiungere tutti i centimetri necessari a raggiungere l’altezza che qualsiasi situazione richiede, questo perché l’insegnamento paterno che gli scorre nelle vene è molto semplice: dare agli altri quello che vogliono, capire i loro desideri e servirglieli su un piatto d’argento. E così Cesare è l’analista perfetto delle brame degli altri, un potere che può lanciarti nel mondo ma allo stesso tempo demolirti.

E poi ha un’amante. Una donna che smuove in lui desideri profondi, la scheggia in grado di incrinare tutta la costruzione. L’enigmatica scintilla che costringe a mandare tutto all’aria, Alma arriva e toglie la maschera, lei è il dolore necessario.

Alma è il ladro a cui ho lasciato le chiavi di casa, a lei concedo di sorprendere le mie mura.

A questo punto tutto salta per aria e nell’ordine, a scardinare la perfezione, arrivano una morte e un ricatto tali da mettere il protagonista di fronte alla propria nudità, per capire davvero cosa si nasconde dietro l’apparenza. C’è vita dietro la finzione? Il ricatto che Cesare subisce non è un normale ricatto, non è la classica richiesta di  denaro, che vedrebbe Cesare in una posizione di vantaggio e vicino alla risoluzione in modo piuttosto semplice, quello che gli viene richiesto è invece sostanza, non è forma, e questa è la sfida più alta.

Finalista al premio Scerbanenco nel 2017, “È stato breve il nostro lungo viaggio” è un noir in cui la parte oscura è dentro la testa, gli organi, sotto la pelle, parte si accende e vibra dentro. La scrittura della Mearini ha il sangue della poesia, ne sale i gradini e nel percorso per raggiungerla cammina nella prosa. Ritmica, mai noiosa, resta a bagno in un linguaggio preciso e dosato per bene. Il vuoto a ogni passo di Montale riecheggia e fa rumore. Alla fine le cose finte non sanno né piangere né ridere, dice Cesare Forti, e Quando la realtà deborda dai corpi, nulla di astratto può reggersi in piedi.

 

Elena Mearini, È stato breve il nostro lungo viaggio, Cairo, 2017. http://www.cairoeditore.it/component/option,com_jbook/Itemid,124/catid,48/id,1002/task,view/

 

Licia Ambu©

Licia Ambu ha collaborato con alcuni blog tra cui Nazione Indiana, Griselda, Abbiamo le prove, Malacopia e Finzioni. Si occupa di redazione e sceneggiatura.

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