Recensioni/9: Antonio Paolacci – Piano Americano

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In sostanza, la Fiction Cloud costituirebbe una sorta di realtà-marmellata dove tutto ciò che ti viene raccontato si mescolerebbe come in un enorme blob, al punto che le persone reali possederebbero (secondo te) lo stesso grado di concretezza dei personaggi dei film.

Piano Americano è un romanzo comico, delirante, eversivo, piuttosto sperimentale che narra le vicende di personaggi singolari pronti a giocare al mondo lo scherzo mediatico della storia. Jacov è nato nel 1972 e i dati sulla sua nascita sono piuttosto incerti. La sua grande dote è passare inosservato, ci si dimentica di lui, è semi invisibile nella vita di tutti i giorni ma è anche il sosia di un personaggio politico di rilievo affettuosamente soprannominato Il merda, il puttaniere o il Nano da giardino, il quale – in quanto personaggio politico – è a sua volta una rappresentazione, una falsificazione. A questo punto il nostro eroe Gaetano, insieme ad Arianna, decide di sfruttare l’occasione per sovrapporre finzione e realtà in un video fake.

Piano Americano però non esiste. Esiste il sottosopra di Piano Americano, il romanzo in potenza che avrebbe potuto essere – con tutte le trame e sottotrame, gli spunti geniali e la carica sovversiva –, ma non ha voluto.

Cominciamo dall’autore. Antonio Paolacci è nato nel basso Cilento, dopo il liceo parte con i suoi diciannove anni e uno zaino alla conquista di quello status tipico di chi si ritrova straniero ovunque: forestiero dove approda e forestiero quando ritorna. Un giorno incontra Luigi Bernardi, durante il suo corso di scrittura, Luigi è seduto all’indiana sulla scrivania dell’aula,

Molti lo consideravano un puro, incapace di cedere alle logiche del mercato in nome della qualità, altri non credevano a questa possibilità. Presto avrei capito che tutto dipendeva sempre e soltanto dai punti di vista […] prima di andarsene mi aveva insegnato che l’intelligenza non è mai confortevole, che non è arrendevole e che chi la possiede si sentirà sempre solo, ma resterà sempre imbattibile.

Da questo incontro nasce tutto. Scrittore, editor, lettore, nelle prime pagine di questo libro Paolacci sta per diventare papà: autore di un figlio, dunque, forma autoriale di un certo livello. Lui è il primo personaggio che incontriamo, al primo livello di narrazione che ci si presenta: l’autofiction.

Se fossi un personaggio americano, a questo punto della scena – cioè mentre sono in bagno a fumare da solo – direi allo specchio una frase precisa, una frase da personaggio americano. La frase: ma andiamo, chi voglio prendere in giro? Frase che, per altro, in questa circostanza avrebbe anche un significato letterale, giacché prendere in giro è in qualche modo il rovescio inevitabile del fare narrativa.

Torna subito in mente Woody Allen in Provaci ancora Sam mentre parla allo specchio con il mentore Humphrey Bogart alle spalle. Finzione e realtà si contaminano, si nutrono a  vicenda e sono anche un tutt’uno. Sarà meno reale un personaggio di carta di uno che scrive realmente ma finisce per essere quello che i suoi lettori credono che sia?

Lascia perdere i libri. Non c’entrano niente. Vedi, molti acquirenti di Camilleri non hanno in effetti mai visto i suoi denti. Li avessero visti, non avrebbero letto le avventure del commissario siciliano. Capisci? Per altro, moltissimi acquistano i suoi romanzi ma non li leggono affatto. Li acquistano perché guardano lo sceneggiato in tv, ma poi non li leggono perché hanno già visto lo sceneggiato in tv. Alcuni, per dire, sono convinti che a scrivere i libri sia l’attore Luca Zingaretti.

Ma la faccenda è più fine. A qualche minuto dal bagno, Paolacci ha introdotto Piano Americano citando Open di Agassi. Agassi odiava il tennis sin da bambino, un rapporto quanto meno “singolare” che traghetta Paolacci al suo rapporto con la scrittura, qui messo a nudo. Inoltre c’è il fatto che l’autobiografia di Agassi l’ha scritta un altro, un premio nobel che non è il tennista e che non è il protagonista dell’autobiografia. Da questa metafora e dalle conseguenti considerazioni, da questi palleggi di riscaldamento, in effetti, come un’annunciazione, parte il metaromanzo. Una riflessione molto interessante sulla letteratura contemporanea, un diario di navigazione per mano di chi con l’editoria ha avuto a che fare in diverse forme e ci conferma che a quanto pare il polso non è molto buono. È un romanzo che si chiede “cosa nasco a fare” e diventa il racconto di questa sua stessa interrogazione.

Al secondo livello di narrazione ci sono i personaggi di matrice saggistica: le influenze, gli studi, i riferimenti culturali come Erwing Goffman e le sue maschere, tutto il miglior cinema che potete immaginare, scrittori, autori e libri accumulati nel corso di una vita – Anthony Perkins, DeLillo, Bianciardi, Foster Wallace – appuntati negli anni in taccuini e quaderni. Infine, al terzo livello ci sono i personaggi del romanzo Piano Americano all’interno del romanzo Piano Americano: Gaetano, Arianna, il professore, i servizi segreti, il semi invisibile Jakov.

Piano Americano è un libro estremamente lucido e molto capace. Non so se si possa dire di un libro che è capace, ma questo lo è. È intelligente, è un discorso aperto, privo di stratagemmi. Attinge alla realtà (con la vastità di materiale che ci dona) e sa prenderla in giro.

Scrivere significa torcersi le budella, pensare molto intensamente, sempre, e osservare nel profondo, e riflettere troppo, e cambiare se stessi in un mondo che mai cambia.

Piano Americano è infine il ripristino delle priorità. Non si tratta di smettere o meno di fare qualcosa, di scrivere, di arrabbiarsi, di lottare per pubblicare quello che onestamente si crede vada pubblicato, di leggere le mail di risposta dagli editor che hanno letto tre pagine del romanzo che gli hai mandato e ti rispondono dopo molti mesi. O di fermarsi a pensare alla beffa mediatica della storia dove un semi invisibile sostituisce il Nano da giardino. Si tratta di cercare in tutto questo un equilibrio, prendere fiato un momento e ricominciare. Ma prima guardare il proprio figlio fermare l’universo intero per qualche momento e capire:

Non smettiamo mai di essere in guerra. Tutti noi, ovunque. Perché tutti noi non siamo che guerrieri, sempre. Guerrieri in lotta.

 

Antonio Paolacci, Piano Americano, Morellini editore, 2017. https://www.morellinieditore.it/scheda-libro/antonio-paolacci/piano-americano-9788862985338-437454.html

 

Licia Ambu©

Licia Ambu ha collaborato con alcuni blog tra cui Nazione Indiana, Griselda, Abbiamo le prove, Malacopia e Finzioni. Si occupa di redazione e sceneggiatura.

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