Recensioni/8: Enrico Pandiani – Un giorno di festa

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Un giorno di festa è un libro che sembra montato al contrario.

Già il titolo, come tutti quelli dei capitoli, è una partenza dalla fine. Un movimento circolare, come l’ago che porta indietro il filo quando si cuce. A pagina due abbiamo il primo morto, tanto per iniziare con calma. Siamo in viaggio, dentro una macchina, all’interno di una conversazione di coppia tra due che sono anche poliziotti. Fred e Leila erano in vacanza alla ricerca di un modo per ritrovarsi, ma insieme a loro è partito anche il sospetto che ci sia un terzo incomodo: una donna per cui Leila non si dà pace. Uno dei due da quella macchina non uscirà mai più.

Intanto a Parigi il commissario Pierre Mordenti è il capo de Les Italiens e di tutto questo non sa ancora nulla. Non sa che da quella macchina cominceranno un sacco di guai che non vedono l’ora di corrergli incontro a braccia aperte. Mordenti comunque non si farà trovare impreparato, in una città di giugno con la festa nazionale alle porte, lui e i suoi sono pronti a tutto. Les Italiens sono una famiglia, una squadra di sbirri in cui vale il motto tutti per uno, uno per tutti e non si scherza niente.

Eravamo dei sopravvissuti, scampati alla vita e alla strada. Alla lunga questo crea un legame forte, tipo che si diventa più fratelli che colleghi.[1]

Un giorno di festa è il numero sei della serie iniziata con Les Italiens nel 2009 (Instar Libri), Troppo piombo nel 2010 (Instar Libri), proseguita poi con Lezioni di Tenebra (Instar Libri, 2011), Pessime scuse per un massacro (Rizzoli, 2012) e Una pistola come la tua (Rizzoli, 2016). Ma Mordenti non è il primo, dicevamo, a comparire sulla scena di quest’ultimo titolo. Lo stato attuale, dopo le precedenti avventure, lo vuole commissario innamorato di Tristane e del piccolo Benjamin, con i quali potrebbe addirittura mettere su famiglia sul serio.

«Com’è andata oggi?»

«Bene. È venuto un signore che ci ha spiegato come si diventa presidente della Repubblica. Sembra abbastanza facile, ma secondo la maestra puoi farlo solo per qualche anno, poi diventi disoccupato.»

Tornano in questa avventura i compagni fraterni di sempre, ma anche vecchie conoscenze con nuove situazioni di vita che qualche volta possono mettere alla prova. Mordenti è un personaggio inodiabile, composto da sangue freddo, sangue caldo e una piacevole dose di ironia:

«Ha lasciato l’auto in divieto di sosta» ho detto.

«Vi mandano sempre in cinque per una contravvenzione?»

«Io ho la penna, lei il blocchetto, lui sa scrivere e gli altri due non avevano nient’altro da fare. Ci mostri l’appartamento per cortesia.»

Un personaggio che si definisce in gran parte da solo, ogni volta che parla, pensa e agisce. Un tipo sentimentale che sa il fatto suo e si fa trovare con la risposta sempre pronta.

Siccome eravamo stravolti, verso le dieci si è deciso all’unanimità che quella giornata del cazzo poteva anche concludersi. L’ultimo suono che ho udito, dopo aver appoggiato la testa sul cuscino, è stato il mormorio dell’oceano sotto di noi.

A seguire il grande merito dell’ironia, c’è la capacità di fondere insieme il molto grande con il molto piccolo. Il saper dire quanto il più alto gradino della politica sia profondamente intriso come tutti gli altri di odio e amore, collegato in questo al gradino più semplice della quotidianità. E al contempo di quanto il piccolo, nella semplice paura di un uomo per la propria donna e la sua incolumità ad esempio, abbia a che fare con piani più grandi di intere nazioni e interessi politici, traffici d’armi, sospetti, strategie altre. C’è tutta una parte di questa storia che siamo noi.

Pandiani questo libro l’ha praticamente finito con l’ultimo telegiornale della sera, il terrorismo del Bataclan si riversa come la peggiore epidemia batterica del presente, in una Parigi disegnata esattamente allo stato attuale, a cavallo della tensione di quello che è ormai l’incubo ufficiale e inespugnabile di questo momento storico: il terrorismo. In tutte le sue forme. Il terrorismo scomoda gli attimi quotidiani di festa, squaglia le certezze e si insinua nei rami della politica con inquietante facilità. Man mano che la trama procede sul sentiero della ricerca, a ogni tasselo in più, c’è questo filo che cuce tra loro tutti i quartieri di una stessa città, tutte le città dello stesso mondo e diversi cuori vivi o morti o condannati della stessa specie. Il bandolo della matassa è in mano a Mordenti e alla sua squadra, in un gioco di equilibri molto delicato. Cosa c’entra Fred, agente della stradale di Parigi, con l’ombra di un attacco terroristico? E cosa c’entra la politica con i fuochi d’artificio sbagliati? E se il terzo incomodo che preoccupava tanto Leila fosse in verità un dettaglio fondamentale per salvare molte vite?

La sera della strage al Bataclan Pandiani si trovava a Parigi. Il giorno dopo era seduto con un’amica fuori dal caffè di fronte a uno dei locali, quello in cui erano morte le prime sei persone. «Ho cominciato a farmi delle domande,» racconta «tipo a chi potesse fare gioco tutto ciò, questa assurdità che ci costringe a vivere nella paura e a rinunciare a molte delle nostre libertà. Qualcuno tutta questa tensione la cavalca, sfrutta la nostra paura e in qualche modo ne beneficia. Un giorno di festa è una sorta di metafora non molto lontana da una possibile realtà».[2]Non c’è distinzione, come è giusto che non ci sia, perchè è tutto lo stesso pianeta, la stessa aria, la stessa ora. Il nemico non è più un criminale ma un crimine che si riproduce continuamente. E che continuamente sviluppa e produce altre paure nuove e a lui collegate, insinua sospetti, talvolta inducendo in errate attribuzioni… Mordenti non ci casca, naturalmente, e soprattutto nelle ultime pagine, nel mezzo di una reale tensione, starete fino alla fine a chiedervi come andrà la faccenda, sapendo anche che in ogni caso non finisce qui, perché a volte il noir ha la saggezza e l’abito dell’indagine sociologica.

Sforzarsi di frammentare una storia è una fatica solitaria, e implica una visione soggettiva. È sempre difficile individuare il momento in cui è cominciato un fatto, così come è impossibile determinare con precisione come andrà a finire.

Enrico Pandiani, Un giorno di festa, Rizzoli, 2017. http://www.rizzoli.eu/libri/un-giorno-di-festa/

[1]Lezioni di tenebra, Instar Libri, 2011.

[2]Intervista pubblicata sul blog Dianora Tinti, al link: http://www.dianoratinti.it/intervista-allo-scrittore-enrico-pandiani/

 

Licia Ambu©

Licia Ambu ha collaborato con alcuni blog tra cui Nazione Indiana, Griselda, Abbiamo le prove, Malacopia e Finzioni. Si occupa di redazione e sceneggiatura.

 

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