Recensioni/5: Nicoletta Vallorani – Le sorelle sciacallo

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È così che si deve fare: andarsene quando qualcosa non ti va. Essere coerenti.

Le sorelle sciacallo è il titolo di un murales che si trova da qualche parte a Roma. Il giorno in cui l’ha visto Nicoletta Vallorani si trovava in taxi, andava da un posto a un altro di questa città che sente con diffidenza come se avesse paura che possa farle male e indurla ad amarla. Il titolo perfetto, ha pensato. Per un romanzo che tutto sommato è così: ti tratta con diffidenza ma potrebbe indurti ad amarlo.

Anche qui ci troviamo in taxi, andiamo da una parte all’altra dell’Italia con una compagnia singolare. Le ultime ad accomodarsi sui sedili sono proprio le sorelle sciacallo, il Noi della narrazione. Le sorelle sciacallo sono due gemelle cresciute nel disagio e nella violenza, ai margini della società. Costrette in un mondo a misura di roulotte, sono il materiale di un padre che ne dispone a suo uso e consumo: si diletta con i loro corpi, le presta agli amici e le nutre di enormi bugie fino al giorno in cui le bambine si ribellano e gli tagliano un sorriso sulla gola, scavalcando l’unico ostacolo che le separava dal mondo.

Lèpere dorme e  allora noi facciamo che eravamo due killer.

Facciamo che i due killer ammazzavano lèpere e poi se ne andavano nel mondofuori.

Mondofuori.

Guida Ciro, l’uomo bianco al punto da rasentare la trasparenza. Ciro è una vecchia conoscenza, la Vallorani ce lo ha presentato mentre dormiva nel taxi dietro la stazione di Milano e spiava la gente tra le pagine di Dentro la notte, e ciao (Granata Press), tassista molto amato da Luigi Bernardi. Un bianco albino che si mischia con il rosso dell’amore per Sara, la passeggera vedova e giovane con la fissa per Buster Keaton, il gigante del muto.

Buster aveva l’abilità di spostare la funzione degli oggetti, che è solo un modo per dire che era capace di dare un senso alle cose. Sapeva dimostrarti che l’uomo e la natura erano diventate due dimensioni diverse. Due mondi. Due mondi dentro la sua faccia dipinta e immobile. Inespressiva.

Una gita tra compari di fuga, anche se siamo in compagnia di gente che al proprio destino gli va in braccio, e la fuga è forse qui intesa più come uno spostamento da confini limitanti, una fame di cambiamento, di compimento del proprio percorso, di agitazione di destini, di rigetto del passato. Da Milano fino alla punta più vicina all’Africa dello stivale, tra la statale e gli incontri, i volti, l’umano. E tutto seguendo le proprie regole, perché è questo che accade, che un equipaggio di senza dio gioca la vita secondo le regole che gli sono state insegnate, secondo il proprio sistema di riferimento come le sorelle, che per questo forse si può considerarle assassine pulite, o in qualche modo pure. Loro non conoscono l’alternativa. Applicano le migliori intenzioni proprio seguendo questa linea, fino alla violenza per protezione.

Non c’è empatia. Se l’empatia scatta nella condivisione – come possibilità di mettersi nei panni di, inteso – qui, in questo sistema di valori, è difficile, specie con le sorelle. Ma più di questo sembra un sistema chiuso, autonomo, anche se la lucidità del pensiero, delle azioni e delle decisioni scava senza dubbio nel profondo. Sembra di stare in un angolo buio a osservare occhi di bue sui personaggi, sui loro pensieri. Sembra di essere un pubblico, spettatori più che lettori, osservatori di creature che sono lucenti come gli oggetti baciati dal principio della fosforescenza, brillanti nella notte e quasi invisibili di giorno. Eppure incisivi, dalla disperazione convinta, sempre loro. Non è un romanzo empatico forse, ma è un romanzo di impatto. Senza dubbio.

Un romanzo di pancia, fa immaginare la Vallorani (che l’ha scritto in tre settimane) mentre si siede e inizia a scrivere “Sciacallo: si indicano con questo nome…” per poi alzarsi solo dopo il punto finale. È viscerale nel senso più profondo del termine. È uscito di colpo. Così come si esce fuori dalla roulotte, fuori da Milano, fuori dal matrimonio, liberi di esercitare se stessi. Ha detto bene Luigi Bernardi, questo romanzo è un atto di libertà.

…vivono nelle regioni calde, di solito in branchi. Sono innocui per l’uomo e si rendono utili come spazzaturai, divorando rifiuti e carogne; il regime alimentare è onnivoro.

 

Nicoletta Vallorani, Le sorelle sciacallo, Edizioni del Gattaccio, 2017. http://edizionidelgattaccio.it/le-collane/le-sorelle-sciacallo/

 

Licia Ambu©

Licia Ambu ha collaborato con alcuni blog tra cui Nazione Indiana, Griselda, Abbiamo le prove, Malacopia e Finzioni. Si occupa di redazione e sceneggiatura.

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