Approfondimenti/1: Pilot

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Pilot è stata una rivista di fumetti edita dalla casa editrice romana Nuova Frontiera di Roberto Rocca. Figlia di un accordo diretto dell’editore romano con il colosso francese Dargaud, Pilot si aggiunse nel dicembre 1981 alle altre riviste di Bande Dessinée già pubblicate da Nuova Frontiera, ovvero Metal Hurlant (dodici numeri dal marzo 1981 al maggio 1983, con varie serie di supplementi), anch’essa una licenza diretta dall’omonima rivista francese, e soprattutto Totem (39 numeri dal febbraio 1980 all’ottobre 1984, poi riesumata in altre versioni fino a metà anni novanta).

Dopo che un primo contatto lavorativo con una collaborazione saltuaria su Totem, Rocca offrì a Luigi Bernardi la direzione editoriale di Pilot.

Per Bernardi si è quindi trattata, dopo la sua prima esperienza di direzione editoriale del supplemento fumetto della Città Futura, del primo lavoro in una casa editrice

Quando Roberto Rocca, il proprietario delle edizioni Nuova Frontiera, gli offrì di curare l’edizione italia di Pilot, Bernardi accettò d’istinto. Conosceva Rocca perché collaborava ad altre sue riviste, soprattutto conosceva i fumetti della casa editrice Dargaud, e alcuni gli piacevano molto.
In realtà, l’edizione italia di Pilot divenne poco più di un contenitore di storie a puntate. Però ebbe l’occasione di pubblicare qualche redazionale interessante e i fumetti di Bilal, Lauzier, Mézières, Blanc-Dumont, Tartempion e di tanti altri altri autori di grande talento, fra i quali uno dei suoi preferiti: Régis Franc, straordinario narratore oggi ormai dimenticato¹

L’avventura editoriale di Pilot durò 16 numeri, dal dicembre 1981 al dicembre 1983), ma Luigi Bernardi partecipò solo ai primi 12 numeri (9 in qualità di direttore editoriale), visto che in parallelo stava nascendo Orient Express per l’Isola Trovata.

Qualche mese dopo, iniziò anche l’avventura di Orient Express: faceva entrambe le riviste da solo, era un impegno notevole cui si assommava la gestione complessiva della casa editrice L’Isola Trovata. Così non c’è da stupirsi se presto si disamorò di Pilot, che abbandonò con il numero 12 della prima serie¹

Pilot ebbe anche una seconda vita (16 numeri dal maggio 1984 all’agosto 1985), quando Dargaud decise di trasferire la licenza alla Bonelli, più o meno nello stesso periodo in cui Sergio Bonelli aveva anche acquisito l’Isola Trovata dallo stesso Bernardi e soci.

Quando L’Isola Trovata e Orient Express si trasferirono a Milano, si ritrovò coinvolto con i fumetti Dargaud in quel momento pubblicati in Italia da Sergio Bonelli. Fra l’altro, il nuovo Pilot lo faceva Tiziano Scalvi, proprio nella stanza accanto alla sua¹

Nella sua prima incarnazione, e soprattutto nei dodici numeri a cui Bernardi collaborò, Pilot pubblicò una serie di fumetti di grande qualità. Il pezzo forte è sicuramente la serializzazione (in quattro numeri ciascuna) di tre storie di Pierre Christin e Enki Bilal: “Le falangi dell’Ordine Nero”, “Il vascello di pietra” e “La città che non esisteva”. Altro appuntamento fisso sono le storie di Gérard Lauzier (“Cronache dell’Isola Grande” e “Lili Fatale”) e di Régis Franc.

Da notare anche che nei primi 4 numeri, in barba alla filosofia 100% BD Dargaud, venne serializzata “L’uomo di carta”, storia western di Milo Manara.

Altre storie degne di nota, in stile BD avventura, sono:

  • “Mondo senza stelle”, storia di Valerian e Laureline e di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières
  • “Il fiume del vento” e “Le dita del caos”, storie di Jonathan Cartland di Laurence Harlé e Michel Blanc-Dumont
  • “Il vagabondo delle galassie” di Julio Ribera e Christian Godard
  • “Dracurella” di Julio Ribera
  • “Cobalt” di Greg a Walter Fahrer
  • “Una solitudine vincente” di Daniel Ceppi e Juan Martinez

La rivista conterrà anche numerosi approfondimenti editoriali sugli autori presentati e su altri soggetti, prevalentemente fantasy o fantascientifici (Conan di R. E. Howard, le opere di Philip Dick) e fumettistici (Valentina di Crepax) a firma di Diego Gabutti, Nevio Galeati, Luca Oleastri, Daniele Brolli, Dano Turrini, Graziano Frediani, Renato Genovese, e rubriche fisse curate in maniera più o meno saltuaria da Diego Gabutti, Claudio Sabelli Fioretti, Paola Pallottino, Ranieri Carano, Alessandro Rosa, Carlo Scaringi, Armando Montanari.

Bernardi contribuirà con alcune recensioni e interventi, sempre sotto pseudonimo, prima come Dominique del Dongo (nel primo numero di Pilot recensirà La città oscura di Alan D. (Sergio) Altieri, come raccontato da lui in questo video https://www.youtube.com/watch?v=5hmGsrxSsfs), poi come Brutus.

Concludiamo l’approfondimento, riportando integralmente l’editoriale di Luigi Bernardi dal primo numero di Pilot, intitolato “Pilote in Italia”²

Il primo numero di Pilote uscì il 29 ottobre 1959, oltre vent’anni fa. Era un giornale per ragazzi, settimanalmente in edicola grazie agli sforzi di alcuni autori di fumetti (René Goscinny, Albert Uderzo e Jean-Michel Charlier) e di un gruppo di giornalisti di RTL (Radio-Tele-Lussemburgo). Il taglio dei fumetti e dei redazionali era decisamente moderno ed innovativo rispetto alle altre testate presenti sul mercato: proprio sulle pagine di Pilote avrà modo di formarsi quella scuola fumettistica francese che lentamente soppianterà nel gusto del lettore quella di origine belga.

Nonostante la qualità del prodotto e l’incoraggiante andamento delle vendite, il giornale non riusciva però ad avere una gestione commerciale efficiente: quello che in definitiva mancava era l’apporto di mezzi e di capitale di una vera casa editrice. A quei tempi Georges Dargaud era l’editore francese di Tintin e, invece di dimostrarsi seccato dalla concorrenza della nuova pubblicazione, la seguiva con l’entusiasmo, quasi da tifoso, di chi sa apprezzare le novità di un buon prodotto. “Ho risposto al primo appello dei fondatori di Pilote“, ricorda oggi, “l’intesa fu rapidamente raggiunta e mi incaricai della testata dal dicembre del 1960. Mantenni intatto il corpo redazionale, assicurandogli la totale libertà espressiva così che la loro geniale creatività ebbe modo di esprimersi compiutamente. Da parte mia mi sono limitato ad assumere tutti i problemi finanziari, commerciali e amministrativi del giornale, creando nel contempo anche un settore per la produzione di album cartonati. Il primo, di Asterix, fu pubblicato nel 1961”.

Brillantemente risolti i problemi di gestione, Pilote decolla verso un successo che non sembra potersi arrestare facilmente. Le pagine del giornale ospitano autori collaudati e giovani dal sicuro avvenire: non si dice nulla di nuovo affermando che tutto il fumetto francese degli anni sessanta si riassume in Pilote. La crisi, come sempre, verrà ad interrmporere l’estinta cammino della testata: l vento della contestazione del maggio francese soffia anche all’interno della redazione: René Goscinny, il direttore, è accusato dagli autori più giovani di essere una specie di padre-padrone che limita la loro espressività. La storia degli anni seguenti è nota: ad uno ad uno – anzi a tre alla volta – alcuni tra i più importanti collaboratori abbandonano il giornale per cercare nuove strade (Cabu, Gebé e Reiser a Charlie-Hebdo; Mandryka, Gotlib e la Bretécher a l’Echo des Savanes; Giraud, Druillet e Dionnet a Métal Hurlant).

Il panorama editoriale si arricchisce di nuove testate, Pilote, per vivere, deve cambiare buona parte della sua primaria impostazione, tre sono le modifiche sostanziali: il passaggio di periodicità da settimanale a mensile, la sostituzione di direttore di Goscinny a vantaggio di Guy Vidal e, su tutto, l’abbandono delle prerogative di un giornale per ragazzi a vantaggio di una collocazione fra le pubblicazioni più adulte. Con quella ristrutturazione, Pilote, che non aveva mai perduto una posizione di preminenza nel mercato, acquista oltre all’immagine di testata leader, anche la fiducia di quegli autori che si erano sventurati per altre vie (i cui di Mandryka e Cabu, prima, e dell’umanoide “pentito” Druillet, ora, paiono davvero esemplari). Ed oggi, mentre l’accorta politica editoriale di Vidal vive il suo momento più convincente, e in coincidenza con l’acquisto di Dargaud di un’altra testata storica dl fumetto transalpino, Charlie, Pilote ha la sua edizione italiana.

Non più qualche racconto sparso qua e là in diverse pubblicazioni, ma una scelta ragionata ed omogenea in oltre vent’anni di produzione fumettistica ecco la linea di Pilot, una rivista nuova per l’Italia, ma già sperimentata con successo in altre parti del mondo. Una rivista resa piacevole ed avvincente dai migliori soggettisti  disegnatori della scuderia di Georges Dargaud, il frutto di un lavoro che egli stesso definisce “un’esperienza fondamentale che mi ha permesso di comprendere come il mestiere di editore sia un lavoro denso di contraddizioni che necessita nello stesso tempo di denaro e disinteresse, di coscienza e buon senso”

Buona lettura

Per approfondire alcune delle cose che Bernardi ricorda nel suo editoriale, vi consigliamo di recuperare La révolution Pilote: 1968-1972, un volume uscito l’anno scorso in Francia che, attraverso un reportage e delle interviste a fumetti (tra cui Moebius, Druillet e Bretécher), racconta proprio la trasformazione di Pilote a cavallo tra gli anni 60 e 70.

E anche noi vi auguriamo buona lettura!

Marco Bernardi

¹ http://www.luigibernardi.com/editoria/altri-lavori/pilot/

² da Pilot n°1 del Dicembre 1981, edizioni Nuova Frontiera

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